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Copertina di Due ore di mare

Narrativa

Due ore di mare

Una madre, una tavola da SUP, e il tempo che si riprende

Per due ore nessuno può chiamarla.

Chiara Vinci ha quarantatré anni, un lavoro che misura il tempo in incrementi di sei minuti, due figli, una madre con un ginocchio da operare, un’amica per cui c’è sempre, e un gatto che la sveglia alle quattro e quaranta. È brava in tutto, e non è una maschera: le riesce davvero.

Per il compleanno il marito le regala un coupon per due lezioni di stand up paddle. Scade dopo tre mesi, e lei ci va per l’unica ragione che le sembra accettabile: buttare sessanta euro sarebbe uno spreco.

Non ha mai fatto sport in vita sua. Alla prima lezione non riesce ad alzarsi dalle ginocchia, e scopre una cosa che non le capitava da vent’anni: essere l’ultima di cinque. Poi scopre la seconda, più importante. Per cinquanta minuti nessuno le ha chiesto niente.

Un anno sul mare: la pompa a quindici psi, la brezza di terra che all’alba spinge fuori e al ritorno si paga tutta, tre delfini a quaranta metri un sabato di ottobre, la muta comprata a novembre e il poncho ricevuto a Natale. E due ore alla settimana che nel calendario di famiglia, per undici mesi, hanno il nome di una bugia.

Chiara non lascia il lavoro, non cambia vita, non impara a dire no. Alla fine dell’anno il conto delle sue ore è identico: le stesse voci, gli stessi numeri. Due ore hanno cambiato colonna.

Autore
Meg Marren
Formato
13 × 20 cm
Pagine
145
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